giovedì 15 aprile 2010

E vai

lunedì, 10 marzo 2008

Ieri è stata la mia prima volta. La prima volta che votavo a Parigi, per eleggere il sindaco della mia città d’adozione. Altri europei hanno già votato, nel 2001, ma, allora, io non potevo ancora. Dunque, vabbè, è una seconda volta in assoluto; una prima per me.
Sconcertante. Ho ricevuto a casa la tessera elettorale e, successivamente, programmi e liste dei partiti (almeno così credevo) che si presentano nel mio arrondissement, il X. Come dice mia nipote, avevo già “ma petite idée” ma ho letto i programmi di tutte le liste suscettibili di interessarmi anche solo vagamente.
Bene. Ieri mattina, con Pinocchietto, ci siamo presentati al seggio. Spudoratamente vicino. Potessi abbattere il muro in fondo al cortile sarebbe praticamente dentro casa. Invece ci tocca fare il giro dell’isolato.
Tergiverso. Comunque: entro e porgo tessera elettorale e passaporto alle persone all’ingresso. Firmo e mi consegnano una bustina (diciamo 6X8 cm) azzurra. La Bic mi rimane in mano. Sorrido come l’oca che sono e dico al signore che mi sta di fronte “la tengo?” (da noi ti danno una matita copiativa, ma magari qui si vota a penna, mi dico). “Mi piacerebbe regalargliela”, risponde lui, “ma, sa, sarebbe proprietà dello Stato”. Ri-sorrido ebete e avanzo verso la cabina (insomma, cabina, una specie di coso con tendina). Entro, apro la bustina, constato che è vuota. Esco. Mi scontro con Pinocchietto e gli dico: “è vuota. Mi sa che bisogna prendere quei foglietti lì”. I foglietti sono identici alle liste che ho ricevuto a casa. In effetti non sono né foglietti né liste: sono bollettini di voto. Ogni lista ha il suo e ogni elettore ne prende almeno due, di liste differenti, e poi in gran segreto ne infila uno nella bustina azzurra. Mah.
Mi impossesso di tre bollettini, glisso il mio nella busta e ficco quelli inutilizzati in borsa (che altro avrei dovuto farne secondo voi?).
Poi mi presento al tizio che sta dietro il banco “elettori europei” e il tizio mi invia all’altro banco (M-Z. Ottimo. Di cognome ci sto dentro ma resta che non sono franzosa). Manco a dirlo il tizio 2 dell’altro banco non mi trova. Interviene la presidente e dice: “deve essere tra gli europei” (ma va?), “ma, aggiunge, perché l’altro signore (alias pinocchietto) era tra i francesi?” (e che ne so io?). Comunque mi trovano, dunque posso votare e firmare. Poi, udite udite, mi propongono di tornare a sera a fare la scrutatrice. Ora, in Italia non l’ho mai fatto, però. Però Pinocchietto parte questa sera, alle 20 sarò a casa da sola (vabbè, soreme m’ha pure invitato, ma, insomma, lasciatemi pietire) e perché no?
Vado. 19.55 sono al seggio. Dove scopro che vivo in uno degli arrondissement più a sinistra della capitale e che il nostro è il seggio più a sinistra dell’arrondissement. Bingo. Qui le sinistre unite avrebbero il 75% e il sindaco socialista risulterebbe già eletto (ma, visti i risultati globali, pur essendo largamente in testa, dovrà andare al ballottaggio). Ve l’ho scritto che qui sono a casa, finalmente.

(P.S. l'originale viene da un blog ormai morto. Quando non ho niente di meglio da scrivere ho deciso di raccogliere qui i miei post su Parigi. Almeno se ne staranno tutti insieme ;)

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